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Dal secolo
appena concluso, gli anni Cinquanta hanno rappresentato uno
snodo
epocale
per noi italiani che, da arcaici contadini poveri e reduci, siamo
diventati società di cittadini resi uguali dalla faticosa conquista delle
libertà politiche e civili e da un evoluto ed entusiasmante progetto di
vita individuale e collettivo.
La
trasformazione dell'economia, da agricola ad industriale, ci aveva
regalato non solo il ritorno sulla scena del mondo e l'affrancamento da
bisogni elementari ma, aspetto non meno significativo, aspettative di una
vita di qualità, grazie alla diffusione di strumenti, mezzi e tecnologie
del tutto innovativi, con la capacità di sentirci pervasi da grandi
progetti.
Così,
quanto prima era appannaggio di poche, diventava alla portata di tutti, in
virtù di uno straordinario spirito di sacrificio, di un impulso profondo
al cambiamento, di un inesauribile coraggio, tesi ad allontanare il
recente passato di guerra, di miseria e di sofferenza.
Questo
percorso, costellato di piccole e grandi conquiste, ci ha visto colmare
distanze, azzerare spazi, in un autentico protagonismo collettivo che in
poco tempo aveva rivoluzionato abitudini, atteggiamenti, mentalità, mano
a mano che la radio fungeva da nuovo "focolare" in ogni casa,
che il primo televisore (all'inizio di paese, poi di famiglia) catturava
l'attenzione e l'interesse di un popolo che imparava a conoscersi nel
comunicare.
E intanto le
polverose e bianche strade di provincia, rigurgitanti di folla festosa al
passaggio di Coppi e Bartali campioni del cuore, che dividevano passioni
sportive, vedevano passare sempre più spesso le prime Seicento,
stracariche di famigliole dirette al mare per le prime vacanze, sulle
melodie struggenti e ruggenti del jukebox degli chalet; colonna sonora al
prezzo di un piccolo gettone, di una gioventù timida e sfrontata insieme,
e dagli ingenui sogni proibiti.
La conquista
del benessere, e la dura volontà di ricostruire, cambiava non solo il
paesaggio interiore ma anche quello esteriore, dove scorazzavano
"vespisti e lambrettisti", dove le prime auto sportive
riempivano i sogni dei ragazzi "figli della guerra", che in un
ingenuo sogno di velocità recuperavano l'amore per la vita e per il
proprio futuro; nella speranza di ricostruire investivano tutte le
energie.
Stagione
unica di forti contraddizioni certo, dove ognuno però poteva toccare il
proprio avvenire e lo vedeva gia in atto, gia vero nei sogni e nelle
aspettative.
Di questa
stagione della nostra storia, io ne ho respirato il clima. La mia infanzia
è stata contraddistinta da sacrifici e povertà ed ho nutrito, negli anni
della fanciullezza e dell'adolescenza, il mito avvolgente di un'America
vicina nei modelli del cinema e della musica rock. Da ragazzo di campagna,
come tanti allora, ho costruito la mia vita sull'impegno e sull'entusiasmo
profuso senza risparmio, con il quale ho conquistato, oltre al benessere
materiale, la possibilità di "far rivivere", fin nei
particolari, questo tempo della memoria collettiva e personale.
Una
passione, costante e smisurata, mi ha aiutato a mantenere vivi nostalgia e
sentimento; privi di malinconia ma intrisi di un grande amore per le cose
ed i luoghi vissuti. Un amore mai nutrito con lo spirito del
mercanteggiare ma con il desiderio di conservare nel tempo il ricordo di
un passato umile e gioioso.
Il risultato
è un insieme pregevole di ambienti, suppellettili, oggetti che trasudano
abitudini, gusti e mode di quegli anni così intensi e dal sapore
irripetibile.
Quanto ho
messo insieme, in quello che può considerarsi patrimonio di cultura
popolare, è un vero e proprio museo, per ampiezza e qualità di
documentazione, frutto di una "passione" costante e di una
ricerca paziente, che vorrei divulgare tra le ultime prossime generazioni
che, quel tempo e quella cultura, conoscono solo per informazioni
generiche, allo scopo di suscitare in loro interesse ed autentica
curiosità e scoprire, perché no, qualche nuova passione amatoriale.
Mi
piacerebbe consegnare questo piccolo patrimonio di storia e di cultura
popolare ad un ente amministrativo, pubblico e privato, affinché possa
essere conservato e divulgato nel modo più opportuno.
Per ciò che
non capite e per quant'altro vi interessa sapere potete contattarmi:
Claudio
Chiappini
via Lama, 2
- 47837
Montegridolfo
(Rn)
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